La stirpe del serpente

La novità editoriale del 2008

Disponibile nelle librerie dalla fine di novembre 2008 – “Aliberti” – promozione e distribuzione “Rizzoli”.
Da gennaio 2009 promozione “De Agostini” e distribuzione “Messaggerie Libri”.
“Snake’s Ancestry” is the next historic fiction by Serafino Massoni (Publisher “Aliberti”, Distributor “Rizzoli”)
The first world historic fiction about Troy’s war as transition by matriarchate to the patriarchate.
The origin of the Mycenaean love and the patriarchal matrimony. A very revolutionary historic fiction

Leda e il cigno (particolare) 1531-1532 - Berlino, Staatliche Museen zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz, Gemäldegalerie. Trasformatosi in cigno, Zeus feconda Leda moglie di Tindareo re di Sparta. Tindareo sarà il padre uffi ciale di quattro fi gli di Leda, Clitennestra, Elena, Castore e Polluce (Polideuce), ma solo Clitennestra sarebbe la vera fi glia di Tindareo, essendo gli altri tre nati dal seme di Zeus trasformatosi in cigno. Adultere e seduttori sono la conseguenza naturale del matrimonio monogamico patriarcale e la stessa mitologia olimpica ne è una fedele rappresentazione.

Diana (particolare degli affreschi della Camera di San Paolo) 1520 circa - Parma, Monastero di San Paolo. Artemide (per i Greci) o Diana (per i Romani) era uno dei nomi con cui veniva indicata la Dea Grande Madre durante il matriarcato. Con l’avvento del patriarcato e del matrimonio monogamico diventa una delle Dee del Pantheon Olimpico, preposta alla tutela della verginità prenuziale, requisito fondamentale per la futura sposa. È nel tempio di Diana sui Colli Albani che Camilla scrive le sue memorie sulla guerra di Troia e la fi ne del matriarcato.

I luoghi indicati da Camilla nei suoi papiri (XII secolo a.C., vale a dire oltre quattrocento anni prima della fondazione di Roma).

PSICOANALISI E PATRIARCATO

Giugno 28th, 2007 serafino massoni

E’ da pochi giorni nelle edicole l’ultimo saggio della psicoanalista Gianna Schelotto, “Ed io tra di voi”, edito da Mondadori e di cui si fa già un gran parlare e scrivere per via della tematica affronata, che è quella del “triangolo” d’amore. L’autrice descrive alcune situazioni triangolari dove ci sono una coppia costituita da marito e moglie ed una donna quale amante del marito. La psicoanalista mostra tutta la sua simpatia per la donna coniugata che sarebbe la donna vincente, mentre ha parole di compassione per la donna amante, che sarebbe quella perdente, secondo la classica interpretazione psicoanalitica che vede la famiglia quale struttura centrale della società e, soprattutto, quale struttura “eterna” della storia umana, oltre e prima della quale non c’é mai stato e mai ci sarà nulla di meglio. Infatti, le povere amanti sono donne che si sono rivolte a lei per guarire da una situazione ritenuta “patologica” e la “patologia” consisterebbe nel non essere capaci di trovare un marito. Pensate un po’ a che punto è arrivata la presunzione patriarcale, di cui la psicoanalisi si è fatta paladina sin dal suo nascere dalla mente di quel grande patriarca che fu Freud! Anzichè essere le donne sposate a dover andare dallo psicoanalista, e ne avrebbero un’infinità di motivi, il condizionamento sociale spinge ad andarci quelle che per un motivo o un altro di matrimonio proprio non ne vogliono sapere. Ovviamente l’argomentazione vale anche per gli uomini single, ma in questa sede ci si limita alle donne single perchè tale è il tema del saggio della psicoanalista. Questo saggio di psicoanalisi patriarcale, come patriarcale sono quasi tutti i libri di psicoanalisi, è stato ottimamente presentato sul “Corriere della Sera” dalla giornalista “matriarca” Isabella Bossi Fedrigotti che conclude la sua presentazione in pieno accordo con l’autrice, vale a dire invitando tutte le amanti di uomini sposati a “… farsi aiutare da una psicoterapia”. Così tutti uniti nel puntellare il matrimonio, grande editoria, grande stampa e sacerdoti di complemento quali sono gli psicoanalisti, non bastassero a farlo i preti che, guarda caso!, si guardano bene dallo sposarsi. E così adesso la nostra brava autrice psicoanalista patriarcale avrà altre frotte di “amanti” da curare a caro prezzo sul suo lettino. Il fatto è che la psicoanalisi nasce con un grande “peccato originale” che è quello di considerare il patriarcato e la famiglia patriarcale come istituzioni perenni dell’umanità, come modelli associativi insuperabili, come punti di riferimento ineludibili per tutti, insomma quasi come dei dogmi. Eppure lo stesso patriarca della psicoanalisi, Sigmund Freud, ripetè per tutta la vita a se stesso la famosa domanda “che cosa vuole la donna?” confessando di non essere mai riuscito a rispondere ad una tale domanda. Per cui l’intera dottrina psicoanalitica è invalidata alla base proprio dalla confessione di Freud di non essere riuscito a comprendere l’essenza reale della donna. Ci sarebbe riuscito se avesse esplorato il mondo matriarcale che già ai suoi tempi era stato ben esplorato da grandi pensatori come il Bachofen nell’opera monumentale “Il Matriarcato”, come Engels nell’opera ancora attuale “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, come il Frazer nell’opera monumentale “Il ramo d’oro” e da tanti altri che scrissero mentre Freud era ancora in vita ma di cui Freud ignorò o volle ignorare le ricerche, come terrorizzato dal fatto che l’umanità fosse vissuta nel passato in regime matriarcale. Fu Freud a teorizzare il “ritorno del rimosso” a livello individuale e a quello collettivo, e su questa strada Carl Gustav Jung andò oltre descrivendo gli archetipi individuali e quelli collettivi. Così il matriarcato è stato schiacciato dal patriarcato, ma continua a vivere come “rimosso” o come archetipo collettivo e si fa sentire prepotentemente in tutte quelle donne che proprio non ne vogliono sapere di sottostare alle regole infernali della vita matrimoniale e preferiscono vivere libere come le “amazzoni” salvo poi subire situazioni di angoscia indotte dalla pressione sociale di stampo patriarcale. Stesso discorso per gli uomini single e che fanno gli amanti di donne sposate: anche essi sentono il lontano passato matriarcale quando i rapporti sessuali avvenivano senza alcuna finalità procreativa, perchè ancora non era stato scoperto il nesso tra coito e nascita dei bambini, quindi al di fuori di tutti quegli obblighi sanciti dalla prigione matrimoniale. L’istituto matrimoniale è oggi, finalmente, in crisi e che cosa fanno gli psicoanalisti? Anzichè decidersi a scrivere qualche buon saggio dove illustrare la nuova realtà antipatriarcale, continuano nella loro triste litania patriarcale, secondo la quale le donne trovano la felicità solo nel matrimonio, in questo alleati potentissimi delle gerarchie religiose di tutti e tre i monoteismi puntelli del patriarcato e dell’istituzione matrimoniale. La specie umana non si estinguerà se il matrimonio andrà in frantumi, anzi sorgeranno nuove forme aggregative più sane. Una volta scoperto che i bambini nascono a seguito dell’atto sessuale, non ne consegue necessariamente che i due che si sono amati debbano unirsi in un vincolo e chiamarsi coniugi ( sotto lo stesso giogo ). I bambini possono crescere benissimo con la sola madre o con il solo padre o con fratelli e sorelle della madre o con fratelli e sorelle del padre, senza bisogno che i coniugi debbano dormire insieme per tutta la vita in quello strumento d’alta tortura che è il letto matrimoniale. Non sono i single che debbono andare in cura dagli psicoanalisti, ma sono gli psicoanalisti che devono rivedere alla base la validità della psicoanalisi, strumento di pressione sociale in funzione del matrimonio e del patriarcato considerati come “eterni” ed “insostituibili”. Potremmo concludere con il detto dell’antica Roma “Medice, medice, cura te ipsum”!

IL MATRIMONIO E LE DONNE

Giugno 16th, 2007 serafino massoni

Il matrimonio non l’hanno di certo inventato le donne, anzi è stato loro imposto all’incirca verso la metà del II millennio a.C. , vale a dire la bellezza di 3500 anni fa. Avvenne che in quel lontano periodo l’umanità viveva da sempre in regime matriarcale e stavano tutti bene perchè si pensava che le donne generassero da sole, per partenogenesi. Infatti ci volle molto tempo prima che qualcuno scoprisse che c’è un rapporto di causa effetto tra atto sessuale e nascita dei bambini, la quale avviene ben nove mesi dopo, per cui non era di evidenza immediata l’apporto del seme maschile. A chi si meraviglia di una simile disattenzione maschile, si potrebbe rispondere come Oscar Wilde che soleva dire che la cosa più difficile da vedere è la punta del proprio naso. Tradotto, vuol dire che sono le cose più semplici quelle che vengono conosciute dopo molto tempo (ed in fin dei conti vale anche per i mariti cornuti, che son sempre gli ultimi a saperlo, caso mai lo vengano a sapere). Così quando gli uomini si resero conto che era con il loro sperma che le signore donne mettevano al mondo i loro figli, le cose si capovolsero, perchè in fin dei conti tutto il potere delle donne (matriarcato) risiedeva proprio nel fatto che per millenni tutti avevano creduto che loro partorissero da sole e che l’uomo non avesse alcuna utilità nella perpetuazione della specie. Ma quando ci fu questa scoperta, ciascun uomo volle avere la garanzia che quel certo bambino partorito da quella certa donna fosse proprio il frutto del proprio sperma, quale certezza di perpetuazione della propria gens, che è quasi un modo di raggiungere una parvenza d’immortalità. Ma siccome in quei lontani tempi non avevano ancora i nostri antenati a disposizione l’accertamento della paternità tramite controllo del codice genetico (come invece è a noi consentito in questi ultimi anni) ci voleva qualcosa che garantisse al massimo possibile la certezza della paternità e questo qualcosa consisteva nell’obbligare le donne a rimanere vergini sino al momento di unirisi con un certo uomo ed a lui rimanere fedele per tutta la vita. Nacque così il matrimonio con tutti gli annessi e connessi di verginità prematrimoniale e di fedeltà coniugale che, non essendo facile da garantire, dovette venire imposta con il terrore della lapidazione o di altre pene terribili. In tal modo il matrimonio divenne l’istituzione con cui gli uomini si garantirono, entro certi limiti, la certezza della paternità, a spese delle donne, che non solo persero tutto il loro potere, ma furono asservite al dominio maschile del pater familias. Ma le donne sono biologicamente più dotate degli uomini, per cui fecero presto ad eludere tutti gli schermi con cui gli uomini tendevano a tenerle sottomesse. Per esempio, capirono subito l’importanza delle guerre e dell’amor di patria, per cui cominciarono ad educare i loro figli ad essere bellicosi e ad amare la patria, in maniera che ci fossero sempre tante guerre, dove son sempre di più gli uomini che muoiono che quelli che si salvano. Addirittura, nell’antica Sparta erano proprie le brave spose ad accompagnare i mariti alla guerra consegnando loro lo scudo che doveva tornare in città o in mano al guerriero o con il guerriero sopra di esso, e di certo ciascuna di loro sperava che si avverasse la seconda possibilità. Con la guerra le donne si liberavano per un po’ di tempo della presenza noiosa dei mariti, potevano fare un po’ i loro comodi con gli adolescenti rimasti a casa perchè troppo giovani per fare la guerra ma non troppo giovani per giocare con le spose, e potevano anche sperare di rimanere vedove, beneficiando, in tal modo, di tutti i riconoscimenti che lo Stato elargiva alle mogli dei caduti in guerra. Insomma, da quando fu inventato il matrimonio, le guerre diventarono una pacchia per le donne che fecero di tutto per allevare generazioni di patrioti e guerrieri. Però le leggi patriarcali vietavano e vietano alle vedove la possibilità di risposarsi, a meno che non intendano perdere la pensione del defunto marito. Una legge più stupida gli uomini non la potevano inventare, perchè le donne sono come il tempo, fanno quello che vogliono, nonostante ogni sorveglianza, anzi te la fanno proprio sotto il naso. Ma le vedove se ne fregano bellamente di risposarsi, loro si godono la loro bella pensione di reversibilità e si godono anche i loro amanti alla faccia del defunto che non può davvero uscire dalla tomba a farsi giustizia. E tutto questo pandemonio è derivato dalla bella scoperta che le donne hanno bisogno del contributo maschile per la perpetuazione della specie. Una scoperta più brutta non la si poteva fare, perchè da quel momento son nate le “corna” e le guerre e tante altre ridicole e dolorose cose che a descriverle tutte ci vorrebbe uno spazio troppo lungo che solo un libro può garantire.

DONNE, MATRIMONIO, PROGRESSI DELLA CIVILTA’

Giugno 19th, 2007 serafino massoni

Nessuno lo ha mai detto nè scritto, ma il matrimonio e le donne sono alla base di tutti i progressi della civiltà, sono il motore di tutta la storia. Come? Semplice. Il matrimonio lo inventarono gli uomini verso la metà del II millennio a.C. quando qualcuno scoprì che la perpetuazione della specie non era prerogativa delle sole donne (partenogenesi) ma di entrambi i sessi. Infatti da sempre tutti avevano creduto che le donne partorissero da sole e la faccenda è ben documentata da etnologi, archeologi, mitografi, anche se non se ne parla a sufficienza. Quando gli uomini scoprirono che i figli nascevano anche per il contributo del loro seme, vollero avere la sicurezza della paternità e, siccome in quei tempi lontani non esisteva ancora l’accertamento tramite esame del codice genetico (del resto possibilità assai recente), inventarono tutto un complesso sistema che consisteva nell’imporre alle donne di rimanere vergini sin quando non si fossero unite con un solo uomo con un legame che fu chiamato matrimonio, dove la coppia è formata dai coniugi che vuol dire stare sotto un medesimo giogo. Con il ferro e il fuoco le donne furono convinte a rimanere vergini sino al matrimonio e fedeli durante il matrimonio, magari anche dopo la morte del marito. Ma le donne, che sono più furbe del diavolo, seppero col tempo trasformare questo stato di servitù e prigionia in un elemento a loro vantaggio, fomentando nei loro mariti lo spirito dell’eroismo patriottico e della iniziativa mercantile con cui dimostrare alle rispettive mogli la legittimità della loro supremazia. Così le mogli cominciarono a far osservare ai rispettivi mariti che quel marito tal dei tali di loro conoscenza aveva costruito una casa più bella perchè aveva saputo guadagnare più denaro, o che quel soldato tal dei tali con il suo coraggio era riuscito a guadagnarsi i galloni di ufficiale. Così nacque tra gli uomini lo spirito di emulazione che li portò a stare per tempi sempre più lunghi lontano da casa per navigare in terre lontane o per partecipare alle guerre. In tal modo le donne ottenevano di rimanere per lunghi tempi in casa da sole dove potevano fare i loro comodi di nascosto, con i servi del marito arricchitosi ed i servi erano ben felici di soddisfare con discrezione le voglie delle loro padrone. Quando poi i mariti tornavano dalle lunghe navigazioni mercantili e dalle lunghe campagne militari, venivano accolti con tutti gli onori dalle loro mogli e dai loro servi che fingevano la massima riverenza nei confronti dei loro padroni. Ma le donne stimolarono i loro mariti anche nelle imprese scientifiche, perchè non tutti i mariti erano adatti a fare i mercanti o i soldati. Se a una moglie era capitato di sposare un uomo con inclinazioni speculative, ella si industriava di fomentare in lui lo spirito della ricerca filosofica o scientifica facendogli osservare che in città c’era uno studioso che aveva fatto la scoperta tal dei tali, per cui anche tra gli studiosi nacque una grande rivalità e tutti gareggiavano nelle scoperte che comportavano lunghi periodi di isolamento durante i quali le donne si liberavano della loro ingombrante presenza e si divertivano con i loro servi o con altri uomini, purchè tutti con la dote della discrezione. Infatti nella ricerca dei loro comodi, le donne avevano imparato che era meglio divertirsi con uomini discreti, silenziosi, e stare alla larga dai chiacchieroni e dai fanfaroni, perchè non c’era tanto da scherzare, c’era la lapidazione se le cose si venivano a risapere. Insomma, le donne seppero agire con grande perizia e trasformarono a loro uso e consumo quella che doveva essere la loro prigione. I mariti, per far bella figura con le loro mogli, si misero tutti in competizione tra di loro e nacque la civiltà che ha un grande debito nei confronti delle donne e del matrimonio. Ma il massimo fu raggiunto con l’istituto della vedovanza, che assicurava alle mogli vedove la proprietà dei beni del defunto marito. Così anche in questo campo le donne si industriarono nell’accorciare al massimo la vita dei mariti, spingendoli a partecipare a tutte le imprese belliche, anche le più pericolose, in nome dell’amor di patria, di cui divennero le più strenue sostenitrici. Tanti eroi ricordati come tali nei libri di storia devono il loro status alle sollecitazioni delle loro mogli. Lo stato vedovile era il massimo cui poteva agognare e cui agogna una moglie, perchè solo come vedova una donna vive finalmente felice, affrancata dal controllo dei genitori che ne vogliono conservare la verginità sino al matrimonio, e dal controllo del marito che ne vuole conservare la fedeltà. Il fatto è che nell’inconscio di ciascuna donna sono rimaste profonde le tracce del periodo matriarcale, quando l’amore era libero e ciascuna andava con chi gli pareva senza legami di sorta. Ma se non ci fosse stata l’istituzione del matrimonio non ci sarebbero stati nemmeno i progressi economici e scientifici e la storia avrebe girato sempre nella stessa maniera, senza guerre, senza spargimento di sangue, senza case lussuose, senza pellicce di visone, senza macchine d’enorme cilindrata, perchè queste son tutte cose scaturite dalla fantasia femminile per tenere i mariti il più possibile lontano da casa e poter fare i loro comodi. Quinidi, non saranno mai sufficienti le lodi che tutti tessono nei confronti del matrimonio!

EDIPO – EDIPO DAL MATRIARCATO AL PATRIARCATO DALLA TRILOGIA SULLA FAMIGLIA AL MATRIARCATO

Giugno 10th, 2007 serafino massoni

Serafino Massoni si accinge a pubblicare (disponibile da ottobre 2008) il suo nuovo romanzo ambientato ai tempi della guerra di Troia, considerata come il momento cruciale del passaggio dal matriarcato originario al patriarcato. I suoi primi tre romanzi sono stati dedicati alla famiglia, il primo ai rapporti tra fratelli (“Il tribuno egizio”, edizioni Pironti, distribuzione Messaggerie Libri, 2004), il secondo ai rapporti tra madre e figli (“La lama e la rosa”, edizioni Aliberti, distribuzione Rizzoli, ripubblicato nel 2006 da Hachette per le edicole), il terzo al rapporto tra padre e figlio (“Il marinaio delle Antille”, edizioni Aliberti, distribuzione Rizzoli, 2007), in molteplici contesti storici che vanno dalle guerre puniche alla nascita dell’Inquisizione ed,infine, alla genesi del nazismo. Il nuovo romanzo sarà intitolato “La dinastia del serpente” e sarà il primo romanzo ambientato ai tempi della guerra di Troia considerata dal punto di vista del matriarcato al tramonto, quindi con il capovolgimento della mitologia omerico-esiodea. Sinora del matriarcato originario se ne era parlato solamente a livello di saggistica, a partire dalla monumentale opera del Bachofen “Das Mutterrecht” sino all’ “Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” di Engels. Ma ne “La dinastia del serpente” il passaggio dal matriarcato al patriarcato, la più grande tragedia dell’umanità secondo l’autore, ci viene descritto con la finzione della narrazione in tempo reale da parte dei protagonisti, anzi delle protagoniste, che sono le sacerdotesse della Dea Grande Madre di tutte le cose, Asterodea, Medea e Camilla, che vivono nell’arco di tre generazioni tutte le vicissitudini legate alla preparazione della guerra, al suo svolgimento, sino alla vittoria finale dei patriarchi ariano- micenei contro le matriarche che avevano trovato in Troia il loro ultimo rifugio e sino allo sbarco di Enea nel Lazio, dove viene imposto il patriarcato mutuato dai vincitori micenei. Con questo romanzo l’autore conclude il progetto originario disegnando con originali intuizioni il cataclisma che avrebbe portato alla nascita della famiglia, i cui misfatti erano già stati ben delineati nei tre precedenti romanzi.

LA STIRPE DEL SERPENTE

di Serafino Massoni 29/11/2007

La novità editoriale più attesa per il 2008 è il romanzo “La stirpe del serpente” di Serafino Massoni, che apparirà nel catalogo “Aliberti” nella primavera 2008 e sarà promosso e distribuito nelle librerie dalla holding “Rizzoli”. Si tratta di una novità assoluta a livello mondiale essendo il primo romanzo ambientato ai tempi della guerra di Troia considerata come il momento cruciale di violenta transizione dal matriarcato al patriarcato. Sono già trapelate le prime indiscrezioni dalle quali nei circoli culturali e letterari si è dedotto che ci sarà ampio spazio di dibattito per critici letterari, sessuologi, psicologi, antropologi, etnologi, storici, politici, sacerdoti per via della ricostruzione storica che l’autore fa della nascita del matrimonio e del cosiddetto ‘amore’. Un romanzo che senza ombra di dubbio sarà il best seller del 2008 e nei cui confronti sono già sorte le più forti aspettative anche da parte del pubblico dei lettori di questo autore che tra le sue opere annovera anche “La lama e la rosa” che “Hachette” (previo consenso di “Aliberti”) per ben due volte ha stampato per le edicole nella collana “I codici segreti della storia” in una tiratura straordinaria.

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